Il cloud computing è la risposta, alla crescente domanda di capacità di calcolo, di memorizzazione e di flessibilità, nel loro approvvigionamento. Il “cloud computing” permette alle aziende – anche alle aziende di piccole dimensioni – di accedere a basso costo a programmi e servizi, in passato riservato soltanto alle grandi aziende che avevano risorse per investire in un parco hardware e software adeguato, e nel personale necessario per l’amministrazione di tutta l’infrastruttura.

In poche parole, il cloud è una “nuvola” di dati e servizi sempre accessibile, se disponi di una connessione internet, da qualsiasi dispositivo e da qualsiasi luogo. Anche senza saperlo, con tutta probabilità usi quotidianamente il cloud quando navighi ed usi Internet. Ad esempio, quando usi servizi di email come Gmail o Yahoo! Mail o Outlook.com, stai usando il cloud, infatti le tue email e  le liste dei tuoi contatti, sono conservati nei servers di Google o di Yahoo o di Microsoft, cui accedi quando ti connetti e visiti la tua casella di posta. In poche parole non hai bisogno di installare nulla, e non devi preoccuparti di nulla l’unica cosa indispensabile è una connesione internet.
Grazie al cloud, le persone e le aziende possono ora accedere a programmi e servizi tramite Internet che altrimenti richiederebbero ingenti risorse per funzionare. Se nel 2012 il mercato cloud italiano valeva “solo” 440 milioni di euro, nel 2014 quella cifra è salita a 1,18 miliardi, e la stima per il 2016 è di circa 1,5 miliardi.

Iniziamo a definire le varie tipologie di cloud:

Per Cloud Privato si intende un sistema (server, data center, e connettività dedicata) di proprietà del cliente, con tutte le risorse dedicate e non condivise. I vantaggi di questo tipo di cloud sono nella scalabilità, un maggior rendimento della struttura IT, poter intervenire in modo trasparente, ed una maggiore sicurezza e privacy. Gli svantaggi son un alto TCO (investimento iniziale), le spese IT legate al personale per la manutenzione e l’upgrade, i costi fissi legati all’alimentazione e al raffreddamento del sistema, e i locali dedicati al data center.

Per Cloud Pubblico si intende quando le risorse, hardware e software fornite dal provider, son condivise da più utenti, fatti salvi i principi base della privacy. L’utente quindi sfrutta i servizi erogati senza acquistare alcuna infrastruttura on-premise, paga un canone a seconda dell’offerta: che scala risorse disponibili e volumi di spazio di archiviazione a seconda delle esigenze. I punti a favore di questa soluzione, son l’annullamento dei costi iniziali (TCO), l’assistenza dei problemi tecnici che viene affidata al provider che provvede appunto alla fornitura, configurazione e gestione del sistema, l’eliminazione dei locali preposti a ospitare le macchine (server e data center), ed un minor consumo di energia in quanto condivisa. Per contro è ovvio che non possa essere questo il modello di maggior garanzia per le aziende in termini di sicurezza dei dati e flessibilità operativa, in quanto l’offerta del provider è declinata generalmente in modo uguale, per tutti gli utenti.

Il Cloud Ibrido si presenta come soluzione intermedia fra il cloud privato ed il pubblico. Sostanzialmente questa soluzione utilizza i punti di forza di entrambi i sistemi, in quanto l’infrastruttura viene mantenuta sia dal cloud interno sia da un provider esterno, i due sistemi poi saranno interfacciati per consentire la condivisione delle risorse fra i data center. Ed è questa la via scelta dalla maggior parte delle realtà, per esempio con risorse on-premise per le applicazioni e i dati critici, ma mantenendo l’uso strategico dei servizi di cloud pubblico. Si può così decidere se indirizzare i flussi di lavoro su cloud pubblico o su quello privato, secondo le policy dell’IT proprie dell’azienda. Pianificare con trasparenza la strategia e il budget, e pagare secondo scadenze fissate in base solo a quello che è stato utilizzato. Il Cloud Ibrido permette un’infrastruttura scalabile e flessibile che risponde alle esigenze, anche normative, del business moderno.

Cloud Computing Services: cosa significa IaaS, PaaS, SaaS

I servizi cloud definiti IAAS (Infrastructure As A Service) riguardano in sostanza la fornitura di macchine virtuali e storage, i servizi cloud offerti in ottica IASS sono i più basilari ma anche i più flessibili in assoluto. Con un fornitore di servizi cloud come Aruba, ad esempio, si ha a disposizione l’architettura hardware (CPU, Storage, RAM) e/o software virtualizzati.
I servizi cloud definiti PAAS (Platform As A Service) indicano la virtualizzazione di una piattaforma. In questo caso l’utente non dovrà preoccuparsi di nulla, perché i problemi legati alla creazione della piattaforma di sviluppo, come il database o la gestione del carico e il suo bilanciamento, e infine la sua manutenzione, sono affrontati dal fornitore di servizi cloud. Le imprese accedono alla piattaforma tramite portali web, API o software specifici del gateway. Un esempio concreto è Salesforce il CRM più usato dalle aziende.
I servizi cloud definiti SAAS (Software As A Service) mettono a disposizione un software che permette di eseguire alcune operazioni. Un servizio SAAS che viene utilizzato da molti quotidianamente è la posta elettronica. Altri esempi di servizi SAAS sono le applicazioni di storage come DropBox, Google drive ecc., che permettono di archiviare file, il tutto in una piattaforma cloud. Le aziende hanno la garanzia di non dovere manutenere il software e le macchine su cui poggia, e di utilizzare sempre l’ultima versione, per il costo di un canone.