Benvenuti nell’era della gestione aziendale basata sul cloud del 21° secolo!

Si tratta di un mondo in cui i gruppi IT aziendali di società operanti in tutti i settori ricorrono a provider (i più noti: Amazon S3, Microsoft Azure, Oracle Cloud, SoftLayer di IBM) per la realizzazione e la gestione della struttura IT sottostante, alla quale le rispettive aziende si affidano. I reparti IT oggi sono tenuti ad affrontare problemi complessi con un numero inferiore di risorse, il più rapidamente possibile e in modo tale che sistemi e servizi possano essere ampliati, concordati o modificati, ai ritmi dettati dalle mutevoli condizioni del business.

Di fatto i dati e le applicazioni vengono trasferiti nel cloud, e questo fenomeno è in rapida crescita. Secondo le proiezioni di Gartner, entro il 2017, il mercato globale del cloud e dei servizi gestiti a questo correlati raggiungerà i 244 miliardi di dollari rispetto ai circa 50 miliardi attuali.

I servizi cloud variano dalla fornitura del modello base dell’Infrastructure-as-a-Service (IaaS), fino ai più sofisticati modelli Platform-as-a-Service (PaaS) e Software-as-a-Service (SaaS). L’adozione delle modello IaaS consente alle aziende di impiegare i computer virtuali, mentre il modello PaaS fornisce una piattaforma di elaborazione completa, inclusiva di sistema operativo, database, server web e di un ambiente di esecuzione completo. Grazie al modello SaaS, gli utenti possono accedere al software applicativo on demand. Le soluzioni SaaS coprono una vasta gamma di servizi, dalle applicazioni finanziarie, di vendita e HR fino a servizi di protezione e Disaster Recovery.

Le principali leve che spingono gli acquirenti IT ad adottare app e servizi cloud sono i costi, l’innovazione e l’agilità. Oggi le società sono sottoposte a pressioni di varia natura: è necessario accelerare il time-to-market di prodotti e servizi, incrementare il fatturato, introdursi in nuovi mercati, coinvolgere i clienti, e generare, nel complesso, valore aggiunto mediante l’IT. Per realizzare tutti questi obiettivi, ricorrono, in numero sempre maggiore, al cloud. Utilizzano il cloud pubblico e ibrido per creare gli ambienti di test e sviluppo di nuove app progettate internamente o acquistano direttamente servizi basati sul cloud, per acquisire rapidamente le competenze richieste con maggiore urgenza.

Secondo IDC, entro il 2017 oltre il 65% delle organizzazioni IT aziendali passerà alle tecnologie di cloud ibrido, accelerando ampiamente il processo di trasformazione della rispettiva struttura IT. Sulla base delle previsioni di IDC, entro il 2017 gli acquirenti IT investiranno in modo attivo il 20% del budget IT disponibile nel cloud, inoltre, IDC prevede che, entro il 2017, un 11% del budget IT disponibile verrà dedicato a varie tipologie di cloud da impiegare come nuovo modello di distribuzione, anziché nella distribuzione IT interna tradizionale.

L’adozione del cloud ibrido richiede più della semplice connettività e dell’integrazione del sistema. I clienti del cloud ibrido esigono anche sicurezza, capacità di gestione dei dati e dei sistemi, garanzia della conformità e altri servizi, tutti elementi che saranno disponibili a breve sul mercato. I modelli Backup-as-a-Service, Desktop-as-a-Service, Database-as-a-Service e Platform-as-a-Service rientrano in quella fascia, ricca e variegata, di servizi di infrastruttura basati su cloud, a cui le società e i rispettivi provider di servizi si affideranno maggiormente.

I costi del Cloud Computing

Man mano che i carichi di lavoro vengono spostati nel cloud, è probabile che si scopra che tenere traccia dei costi mensili relativo al cloud computing non è poi così semplice. Certamente, ricorrere a un provider di cloud può risultare più conveniente che acquistare un hardware e trasformare così la spesa nei soli costi operativi. Al giorno d’oggi, sono disponibili, ad un costo mensile ragionevole, svariati server hyperscale multi-core,tuttavia, sebbene sia straordinario che i provider di cloud basino le tariffe sulle risorse effettivamente utilizzate, le varie voci che vanno a comporre la fattura sono a dir poco complesse e spesso scoraggianti. È vero, è possibile acquistare molti componenti cloud per pochi centesimi al mese, tuttavia per molte risorse (ad esempio per quelle che richiedono l’uso intensivo di CPU multi-core) l’importo può aumentare assai rapidamente. Una delle evoluzioni del cloud è data proprio dal calcolo di queste tariffe.

Alcuni vendor, ad esempio Amazon Web Services, dispongono di offerte speciali che consentono di risparmiare notevolmente, laddove sia possibile pianificare le risorse in anticipo. Altri, ad esempio SoftLayer di IBM, offrono omaggi, come trasferimenti di dati in entrata e in uscita e questo solo per una delle svariate decine di soluzioni offerte, ciascuna con un taglio sui prezzi specifico. Tenere il passo può essere difficile. Certamente, i provider di cloud tentano di sostenere questa pratica, aggiornando i listini prezzi. Tuttavia, poiché l’addebito di ciascun provider varia a seconda della singola unità di storage, del core CPU, della quantità di RAM, dello spazio su disco e del trasferimento di dati, è difficile prevedere con esattezza i costi, anche laddove si conoscano in anticipo i parametri.

Fonte Network World By David Strom
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